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 Caracas, Viernes, 10 de febrero de 2012
 

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  Sección: Bitblioteca

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Habeas spiritum

En español

In italiano:
La comunione degli angeli
Internet: provincia latino-americana
I segni quieti

roberto_y_hannah
Roberto con la figlia Hannah nei giardini del
Centro d’Arte La Estancia
, Caracas, Venezuela.
L’habeas corpus appare con la Carta magna di Giovanni Senza Terra. Secondo questo principio nessun governo ti può incarcerare senza sottoporti a giudizio. Tradotto letteralmente significa “tieni il corpo”. Si regge sul fatto che in ogni società rispondi col tuo corpo. Se commetti un delitto puoi venire incarcerato e, secondo la gravità o della severità del regime, persino condannato a morte. Rispondi pure con i tuoi beni, con multe o espropriazioni. Vale a dire con gli atomi, quelli del tuo corpo o quelli dei corpi che possiedi, la tua automobile, il tuo spazzolino da denti, il tuo conto in banca, il tuo minijet, se possiedi tanto.

Non è solo questione di leggi. Succede anche quando non ci sono o non si rispettano: in molti paesi un poliziotto qualunque può, di fatto, legiferare, accusare, giudicare, pronunciare ed eseguire la sentenza, spesso di morte, in un solo atto. Brevissimo. Chiedilo ad Amnesty International. Ma è la stessa cosa in altre attività: il tuo lavoro, la tua scuola, il tuo matrimonio. Non puoi sottrarti agli obblighi, per l’appunto. Nella tua chiesa figuri come parrocchiano della Vera Fede e se non adempi i precetti sei escluso, esecrato, scomunicato. In altri tempi ti bruciavano vivo. Più in là ti ammazzano per la strada, come nei paesi irlandesi o mussulmani. Basta credere in una religione contraria a quella di qualche fanatico. La garanzia del corpo induce i possenti a coltivare tutti i rigori e le brutalità, come ben sa Salman Rushdie. Dicono che lo venne a sapere anche Esopo, troppo tardi.

Il timore del carcere, della tortura e della morte garantisce il grado di responsabilità di ciascuno. Se non fosse così non ci sarebbe bisogno di Amnesty International. Al lavoro devi rispettare un orario, facendo offerta del tuo corpo in un luogo e in un tempo determinati in cambio di uno stipendio. A volte solo questo, poiché è l’unico modo, in verità piuttosto brutale, di calcolare il valore del tuo lavoro, soprattutto se è legato all’informazione e alla conoscenza, perché è difficile valutare un sillogismo, un’inferenza o la formulazione di una strategia di mercato. A scuola non basta prendere dei buoni voti. Ti devi manifestare nel tuo banco presente col corpo. Quando si muore, il corpo viene esibito affinché tutti vedano che effettivamente si è morti. Anche la sepoltura è pubblica, affinché si veda che il cadavere è stato restituito alla terra.

Phantom
Phantom
In Francia, prima della famosa Rivoluzione, il re e la regina si ritiravano pubblicamente quando andavano a dormire insieme, che non era cosa da tutte le notti, poiché quello che facevano dietro le porte poteva avere conseguenze di stato. La regina partoriva in pubblico, perché fosse certo che il neonato era il delfino e non un altro bebè impostore col quale potessero scambiarlo. Così si evitavano battibecchi e guerre civili. Quel delfino, una volta incoronato, era trattato da re, il cui corpo era eterno come quello di “Phantom”, poiché, non appena la lapide cadeva sopra il maestoso corpo morto, il Cancelliere del regno pronunciava le famose parole: “Il re è morto, viva il re!”. In francese la frase “vive le roi!” gode di un’ambiguità assai feconda: significa infatti sia “viva il re!” che “vive il re!”. Né il nuovo monarca né la corte portavano il lutto, poiché il sovrano in quanto tale non era morto. Come quello degli scacchi, sua maestà era puro simbolo, sebbene non ci fosse Internet come vedrai in seguito. Il lutto era una faccenda privata dei congiunti, non una questione pubblica. C’erano due corpi: quello dell’individuo e quello del re, che era immortale e intangibile, perciò non poteva essere tastato da mano plebea. Il re poteva essere servito solamente da altri nobili. Per questo si dice “trattare da re”. Chi aveva il dominio sul suo corpo aveva il potere. Il re era sempre un ostaggio, per questo il popolo sequestrò Luigi XVI e lo portò da Versailles al Louvre, per sottrarlo agli aristocratici e perché fosse custodito dal volgo in rivoluzione, unico momento, abbastanza eccezionale e breve, nel quale la plebe è il potere. Non c’era Internet, chiaramente. Nei colpi di stato, insomma, vince chi domina il corpo dell’altro.

Non è così in Internet. La Rete delle reti ha dimensioni diverse, in esse lo spaziotempo è un’altra cosa, per questo si parla di cyberspazio così come i fisici teorici, quelli che dicono cose che non si capiscono, parlano di iperspazio. Non esiste la corporeità se non come opzione e anche volendola mantenere diventa impertinente. Navighi nel cyberspazio e non sai neppure in che luogo del pianeta si trovi la pagina Web che stai guardando o ascoltando. A volte non sai neanche da dove ti arrivino i messaggi elettronici.

Perro
The New Yorker, 5/7/93
Immagina di vivere sotto una dittatura. Crei una pagina Web sovversiva in uno di quei siti che pullulano in Internet, con offerte di spazio gratuito. Scrivi un indirizzo di posta elettronica con un nome fittizio. Nessuno, neppure il servizio che ospita il sito Web, deve sapere chi sei né dove ti trovi. D’accordo, può sapere chi sei, ma solo che sei un nemico del governo, poiché quell’identità non è vincolata al tuo corpo, non sa che sei quello che vive nel tal posto e può farti delle pressioni. Non hai corpo, hai solo spirito, per questo parlo di angeli. Nessuno può fare delle pressioni sul tuo corpo, né imprigionarti, né torturarti, né ucciderti. Puoi trovarti, o meglio, il tuo corpo si può trovare a mezzo isolato dal palazzo del governo o dentro lo stesso palazzo.

Ma non è vero, poiché, non essendoci corpo, sangue, pietra, carta o forbice, in Internet c’è un altro senso dello spazio, si tratta di uno spazio anadimensionale che non possiamo concepire se vediamo il mondo come un salone. Internet ha prodotto una implosione dello spazio in cui le nozioni di vicino e lontano non hanno senso. E’ topologia pura, non solo senza distanza, ma anche senza spazio (si veda Un lugar sin espacio). Forse fai parte persino del governo. Sei incontrollabile, sei un pericolo, sei formidabile. Tutto dipende da te e dall’importanza del tuo messaggio.

Lo stesso capita con i tuoi segni, ormai non è più necessario stampare risme di carta, occupare staccionate, affiggere manifesti per le strade che, oltre che essere costoso, ti può causare il sequestro di pasquinate, di libri e di avvisi sui pali. Per questo lo dico: sei incontrollabile, sei un pericolo, sei formidabile.

Altrove parlo della comunione degli angeli. Ora amplio l’idea: molte religioni antiche si sostenevano, come raccomandava Platone, su una dialisi teorica: spirito vs. materia, corpo contrapposto ad anima. Persino la scienza ha sdoppiato il fenomeno in cervello e mente. Sappiamo che sono la stessa cosa, ma non abbiamo strumenti per rappresentarli insieme. Non abbiamo scoperto in che modo si legano le onde cerebrali e le quantità di acetilcolina nei cervelli con la comprensione del Teorema di Euclide o con il desiderio delle gambe che palpitano sotto quella gonna. Non sappiamo come si formano le idee mediante la sinapsi. Un giorno lo sapremo, la cibernetica comincia a fornire alcune chiavi d’interpretazione alla neurofisiologia. Nel frattempo ci troviamo davanti al fenomeno di Internet che disincarna gli internauti in modo così radicale che a volte è necessario inviare fotografie, codici fiscali, certezze fisiche che quel Roberto Hernández Montoya è veramente roberto@analitica.com e non un vapore di elettroni inventato da qualcuno che si chiama in un altro modo e non vive dove dice di vivere. Per questo la rivista Wired intervistò Marshall McLuhan dopo che era morto: interrogò un avatar elettronico che passeggiava per Internet facendo proprie le sue idee e rispondendo su queste in un modo così convincente da sembrare lo stesso McLuhan. Finché la sua struttura intellettuale vige in molti cervelli il suo spirito resta vivo, ma non il suo ego.

Così, persino se mi hai colto in fraganti mentre scrivevo e inviavo per posta elettronica i miei articoli al giornale El Nacional, dove scrivo, per esempio, non hai garanzie, poiché non c’è evidenza apodittica. In altri tempi mi presentavo alla redazione del giornale col mio corpo e le mie cartelle, vale a dire presente col corpo e con i miei atomi. Poi arrivarono i fax e adesso volatilizzo semplicemente le mie lettere in bit che viaggiano alla velocità della luce da qualunque punto del globo-villaggio. Chi non mi ha sentito respirare o visto mangiare o ricevuto le mie carezze e sa di me solo attraverso Internet conosce solamente una struttura di bit, idee, parole, una mia foto con una bella bambina che si trova nel preambolo dei miei testi elettronici riportati in www.analitica.com/bitblioteca/roberto. Si deve accontentare di questo. Devo essere coerente perché la mia presenza sia convincente, cosa cui nei tempi precedenti a Internet si suppliva con la presenza corporea: mi si costringeva mediante il mio corpo ad essere consistente. Se mi dichiaravo militante di un partito non potevo sostenere le idee di un partito rivale. Mi espellevano oppure il compagno Stalin mi inviava in Siberia, se non mi ammazzava, dopo avermi obbligato, facendo pressioni sul mio corpo e sul mio spirito, a fare un’autocritica che annullava la mia dignità.

Adesso se sono in una lista elettronica di gente sciita, mi possono espellere se mi mostro irriverente, ma posso essere riammesso con un altro nome e un altro indirizzo. Non possono trovare il mio corpo per uccidermi, anche se possono attentare contro la personalità che ho adottato dinanzi a loro. Quindi se qualcuno attenta contro la tua personalità assunta bisognerebbe creare un principio parallelo all’habeas corpus: l’habeas spiritum. Anche se posso adottare tutte le personalità che il mio tempo libero e la mia mente possono albergare senza squartarsi. Esiste già in Brasile un altro habeas, l’habeas data, che serve per indagare su quali tuoi dati risiedono nelle grandi basi ufficiali o private, su cosa sa di te il governo o qualunque grande corporazione, ossia il governo.

  • Si veda anche l’articolo 281 della nuova Costituzione del Venezuela (1999).

Lo abbiamo detto: prima dell’alfabeto dovevamo guardarci in faccia per comunicare. L’abbecedario ci ha dispensato da ciò: potevamo trovarci in tempi e luoghi diversi. Ma le lettere hanno permesso qualcosa di più: l’anonimato e lo pseudonimo, precursori degli avatar che adottiamo in Internet. Una volta cercammo di intervistare Carlos Andrés Pérez nella lista venezuelana Atarraya. Fu impossibile, apparve un avatar che fingeva di essere lui, imitando il suo stile con un tale talento che non era possibile distinguerlo dall’originale (il racconto completo si trova in “¿Seré CAP o no seré?”). Ne seguirono tanti Pseudo-Dionigi o Ermeti Trismegisti sulla cui esistenza si ha poca sicurezza. O nessuna. Ci sono personaggi dei quali, come Don Chisciotte della Mancia, abbiamo solo parole. Addirittura alcuni storici rigorosi sostengono che Cristo non è esistito perché l’unica cosa che rimane di lui sono parole scritte da suoi seguaci. Può essere stata un’invenzione settaria. Solo la fede mette al riparo i credenti da dubbi tanto atroci quanto plausibili. Ebbene, Internet esacerba quella presenza paradossalmente assente di chi scrive.

Presto si potranno sintetizzare immagini filmiche e potrò presentarmi davanti a te con l’immagine di Marcello Mastroiani, di una delle Spice Girls, di Alf l’Extraterrestre o di un qualche mostro asessuato inventato da me. Dovremo dare un nuovo nome alla follia.


Tradotto da Eva Cardetti eva-cardetti@libero.it

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