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Sección: Bitblioteca
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Habeas spiritum In italiano:
Non è solo questione di leggi. Succede anche quando non ci sono o non si rispettano: in molti paesi un poliziotto qualunque può, di fatto, legiferare, accusare, giudicare, pronunciare ed eseguire la sentenza, spesso di morte, in un solo atto. Brevissimo. Chiedilo ad Amnesty International. Ma è la stessa cosa in altre attività: il tuo lavoro, la tua scuola, il tuo matrimonio. Non puoi sottrarti agli obblighi, per lappunto. Nella tua chiesa figuri come parrocchiano della Vera Fede e se non adempi i precetti sei escluso, esecrato, scomunicato. In altri tempi ti bruciavano vivo. Più in là ti ammazzano per la strada, come nei paesi irlandesi o mussulmani. Basta credere in una religione contraria a quella di qualche fanatico. La garanzia del corpo induce i possenti a coltivare tutti i rigori e le brutalità, come ben sa Salman Rushdie. Dicono che lo venne a sapere anche Esopo, troppo tardi. Il timore del carcere, della tortura e della morte garantisce il grado di responsabilità di ciascuno. Se non fosse così non ci sarebbe bisogno di Amnesty International. Al lavoro devi rispettare un orario, facendo offerta del tuo corpo in un luogo e in un tempo determinati in cambio di uno stipendio. A volte solo questo, poiché è lunico modo, in verità piuttosto brutale, di calcolare il valore del tuo lavoro, soprattutto se è legato allinformazione e alla conoscenza, perché è difficile valutare un sillogismo, uninferenza o la formulazione di una strategia di mercato. A scuola non basta prendere dei buoni voti. Ti devi manifestare nel tuo banco presente col corpo. Quando si muore, il corpo viene esibito affinché tutti vedano che effettivamente si è morti. Anche la sepoltura è pubblica, affinché si veda che il cadavere è stato restituito alla terra.
Non è così in Internet. La Rete delle reti ha dimensioni diverse, in esse lo spaziotempo è unaltra cosa, per questo si parla di cyberspazio così come i fisici teorici, quelli che dicono cose che non si capiscono, parlano di iperspazio. Non esiste la corporeità se non come opzione e anche volendola mantenere diventa impertinente. Navighi nel cyberspazio e non sai neppure in che luogo del pianeta si trovi la pagina Web che stai guardando o ascoltando. A volte non sai neanche da dove ti arrivino i messaggi elettronici.
Ma non è vero, poiché, non essendoci corpo, sangue, pietra, carta o forbice, in Internet cè un altro senso dello spazio, si tratta di uno spazio anadimensionale che non possiamo concepire se vediamo il mondo come un salone. Internet ha prodotto una implosione dello spazio in cui le nozioni di vicino e lontano non hanno senso. E topologia pura, non solo senza distanza, ma anche senza spazio (si veda Un lugar sin espacio). Forse fai parte persino del governo. Sei incontrollabile, sei un pericolo, sei formidabile. Tutto dipende da te e dallimportanza del tuo messaggio. Lo stesso capita con i tuoi segni, ormai non è più necessario stampare risme di carta, occupare staccionate, affiggere manifesti per le strade che, oltre che essere costoso, ti può causare il sequestro di pasquinate, di libri e di avvisi sui pali. Per questo lo dico: sei incontrollabile, sei un pericolo, sei formidabile. Altrove parlo della comunione degli angeli. Ora amplio lidea: molte religioni antiche si sostenevano, come raccomandava Platone, su una dialisi teorica: spirito vs. materia, corpo contrapposto ad anima. Persino la scienza ha sdoppiato il fenomeno in cervello e mente. Sappiamo che sono la stessa cosa, ma non abbiamo strumenti per rappresentarli insieme. Non abbiamo scoperto in che modo si legano le onde cerebrali e le quantità di acetilcolina nei cervelli con la comprensione del Teorema di Euclide o con il desiderio delle gambe che palpitano sotto quella gonna. Non sappiamo come si formano le idee mediante la sinapsi. Un giorno lo sapremo, la cibernetica comincia a fornire alcune chiavi dinterpretazione alla neurofisiologia. Nel frattempo ci troviamo davanti al fenomeno di Internet che disincarna gli internauti in modo così radicale che a volte è necessario inviare fotografie, codici fiscali, certezze fisiche che quel Roberto Hernández Montoya è veramente roberto@analitica.com e non un vapore di elettroni inventato da qualcuno che si chiama in un altro modo e non vive dove dice di vivere. Per questo la rivista Wired intervistò Marshall McLuhan dopo che era morto: interrogò un avatar elettronico che passeggiava per Internet facendo proprie le sue idee e rispondendo su queste in un modo così convincente da sembrare lo stesso McLuhan. Finché la sua struttura intellettuale vige in molti cervelli il suo spirito resta vivo, ma non il suo ego. Così, persino se mi hai colto in fraganti mentre scrivevo e inviavo per posta elettronica i miei articoli al giornale El Nacional, dove scrivo, per esempio, non hai garanzie, poiché non cè evidenza apodittica. In altri tempi mi presentavo alla redazione del giornale col mio corpo e le mie cartelle, vale a dire presente col corpo e con i miei atomi. Poi arrivarono i fax e adesso volatilizzo semplicemente le mie lettere in bit che viaggiano alla velocità della luce da qualunque punto del globo-villaggio. Chi non mi ha sentito respirare o visto mangiare o ricevuto le mie carezze e sa di me solo attraverso Internet conosce solamente una struttura di bit, idee, parole, una mia foto con una bella bambina che si trova nel preambolo dei miei testi elettronici riportati in www.analitica.com/bitblioteca/roberto. Si deve accontentare di questo. Devo essere coerente perché la mia presenza sia convincente, cosa cui nei tempi precedenti a Internet si suppliva con la presenza corporea: mi si costringeva mediante il mio corpo ad essere consistente. Se mi dichiaravo militante di un partito non potevo sostenere le idee di un partito rivale. Mi espellevano oppure il compagno Stalin mi inviava in Siberia, se non mi ammazzava, dopo avermi obbligato, facendo pressioni sul mio corpo e sul mio spirito, a fare unautocritica che annullava la mia dignità. Adesso se sono in una lista elettronica di gente sciita, mi possono espellere se mi mostro irriverente, ma posso essere riammesso con un altro nome e un altro indirizzo. Non possono trovare il mio corpo per uccidermi, anche se possono attentare contro la personalità che ho adottato dinanzi a loro. Quindi se qualcuno attenta contro la tua personalità assunta bisognerebbe creare un principio parallelo allhabeas corpus: lhabeas spiritum. Anche se posso adottare tutte le personalità che il mio tempo libero e la mia mente possono albergare senza squartarsi. Esiste già in Brasile un altro habeas, lhabeas data, che serve per indagare su quali tuoi dati risiedono nelle grandi basi ufficiali o private, su cosa sa di te il governo o qualunque grande corporazione, ossia il governo.
Lo abbiamo detto: prima dellalfabeto dovevamo guardarci in faccia per comunicare. Labbecedario ci ha dispensato da ciò: potevamo trovarci in tempi e luoghi diversi. Ma le lettere hanno permesso qualcosa di più: lanonimato e lo pseudonimo, precursori degli avatar che adottiamo in Internet. Una volta cercammo di intervistare Carlos Andrés Pérez nella lista venezuelana Atarraya. Fu impossibile, apparve un avatar che fingeva di essere lui, imitando il suo stile con un tale talento che non era possibile distinguerlo dalloriginale (il racconto completo si trova in ¿Seré CAP o no seré?). Ne seguirono tanti Pseudo-Dionigi o Ermeti Trismegisti sulla cui esistenza si ha poca sicurezza. O nessuna. Ci sono personaggi dei quali, come Don Chisciotte della Mancia, abbiamo solo parole. Addirittura alcuni storici rigorosi sostengono che Cristo non è esistito perché lunica cosa che rimane di lui sono parole scritte da suoi seguaci. Può essere stata uninvenzione settaria. Solo la fede mette al riparo i credenti da dubbi tanto atroci quanto plausibili. Ebbene, Internet esacerba quella presenza paradossalmente assente di chi scrive. Presto si potranno sintetizzare immagini filmiche e potrò presentarmi davanti a te con limmagine di Marcello Mastroiani, di una delle Spice Girls, di Alf lExtraterrestre o di un qualche mostro asessuato inventato da me. Dovremo dare un nuovo nome alla follia.
Tradotto da Eva Cardetti eva-cardetti@libero.it
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